Characteristics of Cashmere wool

The finest Cashmere goats are animals with characteristics very different from each other.

For example, we can say that the cashmere fiber produced can be very different, depending on the age of the animal: the younger, the higher the fineness. Another aspect that varies is the color of cashmere, from cream to gray, the brown to black. All this is because up to now have not yet been made selections based on genetics.

We are just at the beginning of this type of selection, and in fact such a practice has just begun at the European farmers, U.S. and Australia. For now, the selection of the goats is made on the basis of a particular characteristic: resistance to cold down to a temperature exaggerated for humans but not for the Capra hircus: less than 30 ° C. To reach these temperatures and produce, therefore, a high-quality cashmere fiber, the animal must necessarily have a strong and resilient fleece, but above all it must have a dense undercoat and very hot: The most subtle and end that we already know, and called “duvet”.

Probably, if in the future will be conducted genetic selections or even genetic manipulation of animals that produce this precious wool, perhaps one that will already see in other fields of agriculture and livestock, which exponentially increase the productive capacity of farms, but at the same time will produce a significant reduction in both the selling price of the same quality of wool produced. For now however, must benefit from the current standard of quality cashmere.

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What is Cashmere?

Kashmir is first the name of a province of India. Cashmere, or cashmere, is a textile fiber made with the fur hircus goat, which takes its name from the region of origin of the animal that produces it.

Hircus goat wool is very soft and silky to the touch and also smooth, which gives even more value, and gives him a feeling warm and soft, protecting effectively by changes in temperature, thanks to the “duvet“, that the sottomantello more subtle, like a hair that naturally has just that purpose, and serves to protect the goat from the temperature by adjusting heat his body .

The goats live in mountainous regions and highlands of Asia. Today, only small amounts are not material cashmere fiber produced by the Indian province of Kashmir.

Other producing countries are mainly China, Iran, Mongolia and Afghanistan. The climatic conditions of extreme changes in temperature between day and night in these areas, encourage the development of hair called just duvet. This fluff has the peculiarity of exception, like all animal fibers (but this more than anything else) to thermo-regulate the animal’s body in relation to the external environment, protecting both the low or high temperatures.

The region of Kashmir, which as we have said is a province in India, the export wool cashmere in Europe since the beginning of 1800.

While the thinner end of the down duvet sottomantello and is called, that is, the lower layer soft and woolly, the thickest part comes with the hair stiff and coarse outer coat is called jars. To pick it up, make a manual combing the coat during the season of the suit, which occurs in the spring. Production per animal may be on average between 100 and 200 grams of fine hair.

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What can be produced by the Cashmere

So far there has been talk of wool, that is the raw material, and its generic characteristics. Now we want to see what can be produced with this raw material. Things are really many. From knitting accessories (such as scarves). The cashmere gives a very special feeling to the touch and pleasing. Needless to mention the proverbial softness.

However, leaders so special and enjoyable to wear, they also need special care. We must have as its objective the duration of these animals, since they cost a bit ‘more than the traditional leaders, and the best way to stretch the cashmere garments, is to treat them with care, or more precisely with the “right” care .

For example, washing a knitted cashmere quality and must be done by hand in cold water, and water must have a temperature below 30 degrees. Use a mild soap, and leaves no residue.

It should be rinsed very well, pressing lightly, and if you should spin in the washing machine, you must first put their heads in cashmere in a laundry bag or other container, if necessary a pillowcase pillow, and only then can spin .

If they are guilty should try to remove stains as quickly as possible to soak at least 10 minutes and then gently rubbing the stain, without “shock” the fabric. Drying is then a “rite” important. Woe to expose leaders to direct heat. If you extend a chief (mesh or other), do not pull anything, but place it gently on a rack so as not to force its form.

If you wish to iron your shirt, cashmere, remember that you do not have to lean over the iron, but you can simply supply a jet of steam on the mesh itself, and then let it cool thoroughly before folding it.

Another tip: between uses another of your garments in cashmere, keep them still at least a day, this will increase the length and allow the “wrinkles” and regroup crease without having to do more. Put your head always in a place that is cool and dry, so after this season will be ready to face a period of time (obviously the summer).

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La colorazione dei tessili

La maggior parte delle fibre tessili ha un colore naturale piuttosto smorto, ma i tessuti finiti si devono presentare in una gamma di colori attraenti. Fino a circa un secolo fa i coloranti usati nell’industria tessile erano solamente di origine vegetale, ma dal 1856, quando William Henry Perkin preparò il primo bagno di colore sono stati scoperti e sperimentati centinaia di migliaia di coloranti artificiali. Attualmente se ne trovano in commercio circa 4000. Per dare alla stoffa’ un colore unico ed uniforme si segue il processo di tintura, mentre per dare piú colori al tessuto si segue il processo di stampa.

Le fibre non ancora filate si colorano immergendole in un recipiente forato, in cui si immette il liquido colorante, mentre le matasse di filati sono allineate sospese in un recipiente in cui udefica fa circolare il liquido. Le stoffe tessute si colorano in un apparecchio per tintura che dispiega la stoffa e la porta avanti e indietro nel liquido. Questo metodo è adatto per le stoffe ms sule, ma non per quelle di maglia che si tenderebbero troppo sotto lo sforzo. Le stoffe a maglia, generalmente, si colorano per mezzo di una macchina da tintura, in cui un verricello solleva il tessuto dal liquido colorante, per poi immergervelo di nuovo. Il tessuto resterà libero sul fondo del bagno fino a che il verricello non lo ritirerà fuori.

Un tessuto si può colorare anche facendolo passare prima attraverso un liquido colorante, poi sotto l’azione di rulli che spremono il liquido superfluo, ed infine passandolo su cilindri riscaldati o sottoponendolo a vapore in una camera chiusa. Tutti i processi di colorazione che abbiamo sommariamente descritti fin qui si svolgono al punto di ebollizione, o vicino ad esso, perché il calore fissa i coloranti nelle fibre e rende il colore resistente al lavaggio. Di recente sono stati scoperti coloranti reattivi che si combinano chimicamente con le fibre a temperatura ambiente, producendo colori che resistono perfettamente al lavaggio.

I tessuti multicolori si producono o per mezzo di una macchina stampatrice a rulli o per mezzo di uno schermo da stampa (una modificazione della stampigliatura). Il costo altissimo dell’attrezzatura da stampa a rulli rende conveniente il primo dei metodi suddetti solo per grandi quantità di materiale; il secondo metodo si usa invece per quantità minori, circa un migliaio di metri.

In una macchina stampatrice a rulli il tessuto scorre lungo un ampio cilindro orizzontale ruotante, fornito di un certo numero di rulli di stampa, uno per ogni colore da stampare: su ogni rullo sono incise quelle parti del modello che vanno stampate in un particolare colore, e ogni rullo ha la sua provvista di pasta da stampa, denso miscuglio di gomma e di colore; mentre il tessuto passa intorno al cilindro, ogni rullo vi lascia impressa la sua parte di modello. Il tessuto viene poi riscaldato a vapore da 100 a 102 °C (per fissare il colore) e accuratamente lavato (per eliminare la gomma).

Se vogliamo stampare un disegno a più colori sopra un fondo scuro, si può procedere in due modi. Si può colorare di scuro tutto il tessuto, e in questo caso sarà necessario aggiungere alle paste da stampa qualche sostanza che non intacchi i coloranti ma che sia in grado di distruggere (o scaricare) il colorante usato per dare il fondo scuro (questo sistema si chiama di scarico), oppure si può adottare l’altro sistema, quello di stampare il disegno a piú colori su un tessuto bianco, e di dargli in un secondo momento il fondo scuro. Dato che le paste da stampa contengono una sostanza che resiste al fissaggio del colorante usato per il fondo tinta, il disegno stampato non si guasterà (questo processo si chiama di resistenza).

Nel caso si usi lo schermo da stampa, il tessuto si pone ben spiegato sopra una tavola e il disegno a colori viene applicato per mezzo di schermi di seta o di rete metallica. Il tessuto viene poi sottoposto a un trattamento a vapore e al lavaggio.

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Caratteristiche della lana Cashmere

Le pregiate capre Cashmere sono animali con caratteristiche molto diverse l’uno dall’altro. Ad esempio possiamo dire che la fibra cashmere prodotta può essere molto diversa, a seconda dell’età dell’animale: più è giovane, maggiore è la finezza. Un altro aspetto che varia è il colore del cashmere: dal panna al grigio, dal nocciola al nero.

Tutto questo accade perché fino a questo momento non sono ancora state effettuate delle selezioni su base genetica. Siamo proprio agli inizi di questo tipo di selezione, e di fatto una pratica del genere è appena iniziata presso gli allevatori europei, statunitensi ed australiani.

Per adesso, la selezione delle capre viene effettuata sulla base di una particolare caratteristica: la resistenza al freddo fino ad una temperatura esagerata per l’uomo ma non per la capra Hircus: meno 30° C. Per arrivare a queste temperature e produrre, quindi, un fibra cashmere qualitativamente elevata, l’animale deve necessariamente avere un vello forte e resistente, ma soprattutto deve avere un fitto e caldissimo sottovello: la parte più sottile e fine che ormai conosciamo, e si chiama “duvet”.

Probabilmente, se in futuro verranno praticate selezioni genetiche o magari manipolazioni genetiche sugli animali che producono questa preziosa lana, forse avverrà quello che già vediamo in altri campi dell’agricoltura e dell’allevamento, cioè aumenterà esponenzialmente la capacità produttiva degli allevamenti, ma nello stesso tempo si produrrà una riduzione significativa sia del prezzo di vendita che della qualità stessa della lana prodotta. Per adesso però occorre approfittare dell’attuale standard qualitativo del Cashmere.

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La finitura dei tessuti

Se un tessuto o un indumento sono stati in qualche modo danneggiati durantee la colorazione, la stampa o qualsiasi altra operazione meccanica, c’è sempre la possibilità di rimetterli a posto durante l’apprettatura. Inoltre si possono conferire ai tessuti alcune proprietà che non derivano loro naturalmente dalle fibre e dai filati che li costituiscono. Per esempio, un tessuto può essere reso molto elastico o indeformabile, lucido o opaco, irrestringibile o ingualcibile.

Sfortunatamente non è sempre possibile migliorare alcune proprietà di un tessuto senza peggiorarne altre. Questo è particolarmente evidente quando si rendono ingualcibili il cotone e il rayon impregnando le fibre di resina. La resina irrigidisce si le fibre, ma ora la stoffa si logora e si strappa con maggiore facilità. Per questa ragione è raro che i produttori cerchino di rendere tali stoffe perfettamente ingualcibili; si cerca piuttosto un compromesso, cioè una quantità di resina sufficiente a rendere il tessuto abbastanza ingualcibile, ma non tale da irrigidirlo troppo. Tuttavia nei tessuti ingualcibili sottoposti a questo processo la capacità di resistenza al logorio è ridotta del 20% e piú; perciò il tessuto viene precedentemente rinforzato.

I tessuti di cotone diventano piú lucidi per mezzo della calandratura. Nelle macchine da ralandratum, chiamate anche preme continue, il tessuto passa a pressione fra due rulli (cilindri) ruotanti, uno di acciaio lucidato e l’altro di carta o gomma compressa che appiattisce le fibre e rende lucente il tessuto. Se il collo di acciaio è riscaldato e gira a velocità maggiore dell’altro rullo, il cotone sarà ancora piú lucente perché, oltre ad appiattire le fibre, il processo lucida l’intera superficie del tessuto. In una calandra Schreiner, sul rullo di acciaio sono incise delle linee parallele, oblique e sottili (da 120 a 140 per ogni centimetro) che conferiscono al tessuto uno straordinario splendore. La calandra Schreiner ha anche un’altra applicazione: certi indumenti di nylon sono a volte troppo trasparenti, ma perdono questo loro difetto se vengono fatti passare attraverso tale macchina.

Dopo ripetute lavature i tessuti di cotone perdono la lucentezza acquisita con una buona calandratura. Per produrre tessuti lavabili e molto lucidi come il cinz, il tessuto deve essere impregnato di una resina (per renderlo rigido e splendente) e la calandratura deve essere eseguita a temperatura molto elevata.

I tessuti di cotone e di rayon tendono spesso a restringersi durante la lavatura. La lavatura preliminare di un campione indicherà al produttore di quanto si può restringere alla lavatura una partita di tessuti. Sulla base dei dati raccolti, invece di lavare la partita intera prima di metterla in commercio, questa viene fatta passare in una macchina sanforizzatrice o in una macchina Rigmel, allo scopo di accostare i fili di trama e di restringere il tessuto, che in seguito potrà essere lavato senza eccessivi restringimenti.

Questo tipo di trattamento meccanico non serve però a rendere irrestringibili i prodotti di lana. A causa delle scaglie che le rivestono, le fibre di lana hanno una ruvidità diseguale che le porta a infeltrini (accostarsi le une alle altre) durante il lavaggio. Per risolvere il problema occorre trovare un sistema per ridurre e pareggiare al tempo stesso la ruvidità delle fibre. Ciò è ottenibile trattando la lana in acqua con soluzioni di vari prodotti chimici: una soluzione particolarmente efficace è quella a base di ipoclorito di sodio, permanganato di potassio e sale comune. Un trattamento del genere (oppure anche a base di altre soluzioni) scompone in parte le saghe, e rende il tessuto piú liscio e irrestringibile, ma il trattamento non deve essere troppo lungo, altrimenti la lana diventerebbe giallastra e perderebbe alcune delle sue qualità.

Nei tessuti bianchi si deve accuratamente evitare la piú piccola tendenza a una sfumatura giallastra. Ma se un tessuto tutto bianco viene imbiancato troppo intensamente, le fibre si indeboliscono. A questo inconveniente si rimedia con i prodotti fluorescenti.

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