Cosa è il “Titolo” nei filati

Il titolo dei filati, non è il titolo come il titolo di un libro o il titolo di un film, ma è quel numero che determina la finezza, lo spessore del filato, e può essere molto utile per scegliere il tipo di filato da usare per fare un determinato lavoro.

La struttura del filato è tendenzialmente cilindrica, quindi potremmo pensare di utilizzare il diametro come riferimento per misurarne lo spessore. Un filato però pone un inconveniente per cui risulta impossibile utilizzare uno strumento di misurazione (come ad esempio il calibro), la sua morbidezza e la sua elasticità; questo ha portato a dover pensare ad un altro tipo di riferimento.

Tu sai come si calcola il titolo nel filato?

Sai come determinare la finezza del filato in base al titolo?

Se vuoi saperne di più su queste nozioni scarica il Corso Base sui Filati, è GRATIS, clicca qui.

Il titolo dei filati, non è il titolo come il titolo di un libro o il titolo di un film, ma è quel numero che determina la finezza, la grossezza del filato, e può essere molto utile per scegliere il tipo di filato da usare per fare un determinato lavoro.

La struttura del filato è tendenzialmente cilindrica, quindi potremmo pensare di utilizzare il diametro come riferimento per misurarne lo spessore. Un filato però pone un inconveniente per cui risulta impossibile utilizzare uno strumento di misurazione (come ad esempio il calibro), la sua morbidezza e la sua elasticità; questo ha portato a dover pensare ad un altro tipo di riferimento.

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Cosa è il “Titolo” nei filati

Il titolo dei filati, non è il titolo come il titolo di un libro o il titolo di un film, ma è quel numero che determina la finezza, la grossezza del filato, e può essere molto utile per scegliere il tipo di filato da usare per fare un determinato lavoro.

La struttura del filato è tendenzialmente cilindrica, quindi potremmo pensare di utilizzare il diametro come riferimento per misurarne lo spessore. Un filato però pone un inconveniente per cui risulta impossibile utilizzare uno strumento di misurazione (come ad esempio il calibro), la sua morbidezza e la sua elasticità; questo ha portato a dover pensare ad un altro tipo di riferimento.

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La struttura del filato è tendenzialmente cilindrica, quindi potremmo pensare di utilizzare il diametro come riferimento per misurarne lo spessore. Un filato però pone un inconveniente per cui risulta impossibile utilizzare uno strumento di misurazione (come ad esempio il calibro), la sua morbidezza e la sua elasticità; questo ha portato a dover pensare ad un altro tipo di riferimento.

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Sai cos’è e a cosa serve il “titolo” nei filati?

Iniziamo con l'introdurre le caratteristiche principali dei filati.

Le caratteristiche fondamentali dei filati sono la torsione, l'uniformità dello spessore, la tenacia e allungamento ed il titolo.

La torsione dei filati si determina in torcimetri. La torsione può essere a destra (Z), o a sinistra (S).

I filati si dicono a capo unico, quando sono formati da un solo filo o ritorti quando sono formati da una torsione di più fili (o capi).

L'uniformità di spessore si può vedere avvolgendo un filato su un pezzo di cartone di colore diverso rispetto a quello del filato. L'occhio apprezza le eventuali differenze di grossezza.

La tenacità o resistenza meccanica si determina con i dinamometri, apparecchi che consentono di stabilire la resistenza del filato prima di rompersi e l'elasticità.

Vediamo in dettaglio la titolazione dei filati.

Il titolo dei filati è la notazione convenzionale riferita alla finezza, cioè allo spessore.

La struttura del filato è tendenzialmente cilindrica, quindi potremmo pensare di utilizzare il diametro come riferimento per misurarne lo spessore. Un filato però pone un inconveniente per cui risulta impossibile utilizzare uno strumento di misurazione (come ad esempio il calibro), la sua morbidezza e la sua elasticità; questo ha portato a dover pensare ad un altro tipo di riferimento.

Le uniche due misurazioni che è possibile effettuare su un filato sono quelle relative alla sua lunghezza (L) ed al suo peso (P); il rapporto fra queste due grandezze prende il nome di Titolo (T).

I sistemi di titolazione sono due:

1. Titolazione per lunghezza: Rappresenta il rapporto fra la lunghezza ed il peso. In questo sistema, più alto è il titolo e più elevata è la finezza, per esempio un titolo Nm. 4000 sarà più fine di un titolo Nm. 2000 ed un titolo 2/60000 sarà più fine di un titolo 2/28000. A questo sistema di titolazione appartiene il titolo metrico (Nm) ossia il numero di matassine di 1000 metri costituenti 1 kg. Viene usato per la lana in particolare.

Per il cotone si usa il titolo inglese che considera la lunghezza di 840 yards (pai a 768 metri) e la libbra (pari a 453,6 grammi). Per il lino, la canapa e la juta il metodo inglese ha come base 300 yards (247 metri) e una libbra.

                         L
                T = ——
                         P

Questo è il metodo attualmente più usato, è il metodo che troverai sui titoli dei nostri filati, ed è il metodo più diffuso e conosciuto in Italia, al quale ti consiglio di fare maggiore riferimento e di imparare.

Per semplificare il calcolo, nella misurazione dei titoli Nm. sappiamo che il titolo Nm 2000 corrisponde ad un filato la cui lunghezza è 2000 metri in 1 kg di filato. Mentre nei titoli dei filati ritorti si utilizza dividere il denominatore per il numeratore, per esempio in un filato titolo 2/28000 per ottenere i metri di filato contenuti in 1 kg si divide: 28000 : 2 = 14000 metri in un kg di filato, da qui è facile ottenere i metri in un gomitolo o di una matassa per esempio di 100 grammi.

Il titolo del filato può darci anche delle indicazioni per stabilirne la finezza della macchina o il numero di ferri da usare per la lavorazione.
Sappiamo per esempio che un filato titolo 2/28000 si può utilizzare sulla macchina finezza 12 a un capo o sulla macchina finezza 7-8 a due capi, o con i ferri numero 2,5/3 a due o tre capi, ed un filato Nm 2800 si può lavorare con i ferri 3,5-4 o uncinetto 3-3,5. Ma questo è relativo, in quanto vanno considerati sempre il tipo di filato (fibra) utilizzato, il modello che si intende realizzare, e per i filati da macchina il tipo di macchina, e per i filati da aguglieria la mano della persona che realizza il capo.

2. Titolazione per peso: Rappresenta il rapporto tra il peso e la lunghezza. In questo caso più alto è il titolo, maggiore è la grossezza del filato. Con questo metodo di titolazione si ha il titolo legale, espresso in denaro (0,05 grammi) e la lunghezza di 450 metri. Viene usato per la seta e tutte le fibre artificiali e sintetiche.

                         P
                T = ——
                         L

Oggi, l'organizzazione internazionale di unificazione ha sostituito i due sistemi di titolazione suddetti con il metodo TEX, che ha come peso il grammo e come lunghezza 1000 metri, e da questo derivano:

Il multiplo KiloTex – 1000 TEX
Il sottomultiplo Millitex – 0,002 TEX

                     P(gr)
                Tex = ———
                     L(Km)

Il titolo è sempre riferito ai filati semplici, nei filati ritorti il titolo si esprime con una frazione (esempio: 30/2, 50/2, 60/3, ecc.)
Analogamente esistono sistemi di numerazione diversa che si differenziano rispetto alle unità di misura messe in rapporto. I numeri maggiormente utilizzati sono il Nm (Numerico metrico) che mette in rapporto 1 metro di filato su 1 grammo, di cui abbiamo già parlato; il Nec (Numero inglese del cotone); l’Nel (Numero inglese del lino); l’Np (Numero pratese).

Il Tex dovrebbe rappresentare il titolo universale con cui indicare lo spessore dei filati, ma nella realtà non è sempre così (è utile però per quanto riguarda i calcoli di produzione).
Il Td è particolarmente usato per i filati di seta, le fibre tecnologiche o le singole fibre in genere.
Il Np si utilizza per la titolazione dei filati di lana cardata (in uso solamente a Prato).

Il titolo dei filati ritorti con fili di diverso titolo, viene espresso indicando al numeratore il titolo del filato più grosso ed al denominatore il titolo del filato più sottile.

Qui di seguito una tabella di conversione dei vari titoli:

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Cosa significa 3×2/15?

Molte persone mi chiedono cosa significa 3×2/15 o 4×2/28.

In questo articolo voglio svelare il mistero.

Si tratta del “Titolo” dei filati, cioè lo spessore. Lo spessore di un filato non si può misurare con il calibro, quindi si usa il “Titolo” che si quantifica in metri, esattamente in Numerico Metrico, sigla: Nm.

Premetto che si fa sempre un rapporto di metri/1 kg, cioè tot metri in 1 kg di filato.

Faccio un exempio:
3×2/28 dove 28 sta per 28000 metri in 1 kg di filato, 2 sta per due capi e tre sta a sua volta per altri 3 capi.
In quanto è ritorto prima a due capi e successivamente a tre capi, quindi:
3×2/28 = 28000/2/3 = 4660 metri (circa) in 1 kg di filato.

Un esempio più semplice è 2/28, dove 28 sta sempre per 28000 metri, cioè un capo di questo filato è spesso 28000 metri in 1 kg, se lo facciamo ritorto a due capi diventa 2/28, cioè 2 capi spessi ciascuno 28000 metri in 1 kg, quindi 28000/2 = 14000 metri in un kg di filato.

Come sanno tutte le persone che lavorano a macchina da maglieria il 2/28 è un filato che si lavora sulla macchina finezza 12 a un capo, ma si può lavorare anche sulla macchina finezza 7 o 8 a due capi ecc.

Quindi, per fare un altro esempio, 3×2/15 diventa: 15000/2/3 = 2500 mt. in 1 kg di filato.

Troverai anche titoli Nm. 1200, o 3200, o 2800, o 4600, ecc. Questi sono titoli già finiti. Per esempio Nm. 1200 significa semplicemente 1200 metri in 1 kg di filato, e così via.

Spero solo di essermi spiegato in maniera comprensibile.

Se vuoi saperne di più scarica il nostro corso Base sui Filati GRATUITO, cliccando qui.

Federico Scatizzi

Hircus Filati


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Originale Sciarpa in EcoCashmere

Il tempo vola e fra poco arriva di nuovo Natale.

Natale 2020 sarà, per tutti noi, molto particolare… un mix di dolore, paura e speranza.

Staccare la mente dal triste mondo che ci circonda, sicuramente, ci farà bene. Quindi proviamo a pensare ai regali da mettere sotto l’albero di Natale. Come sempre, non si sa mai che cosa regalare ai nostri “maschietti”. Leggendo vari blog, navigando nei gruppi, vedo spesso le richieste tipo: “Chi mi può suggerire i punti di maglia per una sciarpa da uomo”?

I punti classici per una sciarpa da uomo sono: costa 1/1 e 2/2, maglia legaccio, costa inglese e poi? Purtroppo non ci sono tante proposte in giro quindi dobbiamo usare la fantasia per realizzare capi originali.

A me piacciono modelli unisex, cioè quelli che, a seconda del colore scelto, possono essere sia da donna che da uomo, come quella che ti ho proposto in questo post: Sciarpa reversibile con le trecce.

Quella che Ti propongo oggi è un po’ più difficile, ma molto originale.

L’ho realizzata con 3 capi di ecocashmere (2/13) e ferri numero 5.

Anche questa, a seconda del colore del filato che sceglierai, potrà essere sia da donna che da uomo.

Prima di iniziare la sciarpa, leggi queste indicazioni, sono importanti.

  • Per mantenere il bordo a catenella, togli la prima maglia senza lavorare.
  • Gli intrecci si eseguono su coppie: 2 maglie diritte + 2 maglie rovesce = 1 coppia
  • Gli intrecci si eseguono ogni 4 ferri, cioè dopo un ferro di intrecci (come indicato sotto), devi lavorare altri 3 ferri, le maglie come si presentano (costa 2/2).
  • Dopo aver lavorato il numero di intrecci indicato sotto, finisci il ferro lavorando le maglie come si presentano.

Un intreccio verso sinistra:

Sposta la prima coppia (2 dir. e 2 rov.) sul ferro ausiliario e lascia davanti – lavora la seconda coppia (2 dir. e 2 rov.) – rimetti la coppia lasciata in sospeso sul ferro sinistro e lavora le maglie (2 dir. e 2 rov.)

Un intreccio verso destra:

Attenzione: gli intrecci verso destra si iniziano dalla seconda coppia sul ferro (cioè dopo aver tolto la maglia di margine e dopo aver lavorato 2 dir. e 2 rov.)

Sposta la prima coppia dell’intreccio (2 dir. e 2 rov.) sul ferro ausiliario e lasciala dietro – lavora la copia seguente (2 dir. e 2 rov.) – rimetti la coppia lasciata in sospeso sul ferro sinistro e lavora le maglie (2 dir. e 2 rov.)

Ora possiamo iniziare la sciarpa.

Avvia 50 maglie.

Lavora circa 10 cm a costa 2/2 (due maglie diritte alternate a 2 maglie rovesce) iniziando in questo modo: 1 maglia di margine * 2 dir. – 2 rov. *, ripeti la parte fra gli asterischi fino alla fine; il ferro deve finire con 3 rov.

Prosegui intrecciando le maglie, ricorda che fra un ferro di intrecci e l’altro ci sono 3 ferri (le maglie come si presentano)

1° ferro di intrecci: 1 intreccio verso sinistra

2° ferro di intrecci: 1 intreccio verso destra

3° ferro di intrecci: 2 intrecci verso sinistra

4° ferro di intrecci: 2 intrecci verso destra

5° ferro di intrecci: 3 intrecci verso sinistra

6° ferro di intrecci: 3 intrecci verso destra

7° ferro di intrecci: 4 intrecci verso sinistra (questa sarà la punta del triangolo intrecciato)

8° ferro di intrecci: 3 intrecci verso destra

9° ferro di intrecci: 3 intrecci verso sinistra

10° ferro di intrecci: 2 intrecci verso destra

11° ferro di intrecci: 2 intrecci verso sinistra

12° ferro di intrecci: 1 intreccio verso destra

13° ferro di intrecci: 1 intreccio verso sinistra

Dopo aver finito il 13° ferro di intrecci, lavora le maglie come si presentano per altri 2 ferri, quindi ripeti quello che hai appena fatto, intrecciando le maglie dal lato opposto.

Il numero di triangoli intrecciati dipenderà dalla lunghezza della sciarpa, ovviamente. Finisci la sciarpa con 10 centimetri di costa 2/2, esattamente come l’hai iniziata.

Un mese fa ho organizzato un corso on line, durante il quale i partecipanti hanno realizzato proprio questa sciarpa e devo dire che è piaciuta tanto. Spero che piacerà anche a te. Buon lavoro.

Alicja Kwartnik

per Hircus Filati


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EcoCashmere: Qualità e Rispamio

Quando si lavorano a mano vari filati, bisogna sempre puntare sulla qualità. Perché? Perché il lavoro a mano è molto prezioso, impegna parecchio del nostro tempo. Se usiamo filati di bassa qualità, sprechiamo la cosa più preziosa che abbiamo: il tempo. Dopo ore e ore di lavoro, il nostro capo potrebbe reggere solo al primo lavaggio oppure, peggio ancora, dopo averlo indossato poche volte, potrebbe deformarsi…

Puntare sulla qualità, spesso, vuol dire spendere più soldi. La qualità ha il suo valore, è ovvio.

Il cashmere è uno dei filati più preziosi che esista. I prezzi, lo sappiamo tutti, sono molto alti, però … ecco, esiste un “però” che vale la pena di prendere in considerazione. Si chiama l’EcoCashmere. In questo articolo, potrai leggere che cosa è e come viene prodotto. In poche parole è il cashmere rigenerato (prodotto da un’azienda italiana). Eh sì… le cose preziose non si buttano, magari si trasformano… Grazie a un particolare processo di produzione di questo cashmere è possibile abbassare il prezzo, mantenendo la qualità.

Allora alla domanda: “E’ possibile avere qualità e risparmio”? Rispondo: assolutamente sì!

Ho deciso di utilizzare l’EcoCashmere per le prossime creazioni e condividere con Te la mia esperienza e i miei modelli.

L’estate ormai sta finendo e forse bisogna cominciare a pensare ai regali di Natale. Come sai, io amo le sciarpe, quindi oggi Ti propongo un’altra sciarpa, questa volta realizzata all’uncinetto proprio con l’EcoCashmere.

Ho utilizzato 2 capi del filato con il titolo 2/13, quindi abbastanza sottile (ma non troppo) per poterlo lavorare all’uncinetto (nel mio caso uncinetto n. 3); il numero dell’uncinetto dipende dalla mano, quindi scegli quello giusto per Te.

Nel sito Hircus Filati, tutti i filati sulle rocche sono da trattare (nel sito troverai le informazioni su come farlo) quindi, come sempre, ho fatto una matassa legata bene in più punti, l’ho lavata e dopo ho fatto 2 gomitoli.

Devo dire che questa operazione può essere evitata perché l’EcoCashmere, essendo un filato rigenerato (lavato in precedenza più volte) non ha le stesse caratteristiche del cashmere non rigenerato. La differenza fra il filato trattato (lavato) e quello non trattato è veramente irrilevante. Mi spiego meglio, quello non lavato è leggermente ruvido, dopo averlo lavato diventa più morbido, ma le misure praticamente non cambiano.

Ho realizzato la sciarpa con la tecnica C2C (corner to corner) che ho descritto in questo post. Se preferisci un video tutorial, potrai vederlo sulla mia pagina Facebook. Voglio sottolineare un’altra volta che questo punto è veramente fantastico, rilassante e piacevole da fare. Molti dei miei allievi, incantati come me dal C2C, hanno fatto intere copertine. Una copertina di EcoCashmere? Perché no!

Torniamo alla sciarpa. Un terzo della sciarpa è realizzato con il colore grigio, un terzo a righe (2 giri con il grigio alternati a 2 giri con il blu) e, alla fine, un terzo con il colore blu.

Io sono rimasta soddisfatta, spero che piaccia anche a Te :-).

Alicja Kwartnik

per Hircus Filati


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