Tessili e cuoio

Già fin dai tempi preistorici l’uomo aveva imparato a fabbricare corde che gli servivano per la caccia e per le trappole (forse sfregando fra la gamba e la mano dei mannelli d’erba.) Col passar del tempo imparò a filare fibre quali la iuta, la canapa, il lino e il cotone, e a usare filati per intrecciare reti e tessere indumenti. Quando circa 6000 anni or sono fiorirono le civiltà del Vicino e Medio Oriente, la gente sapeva già colorare i tessuti con tinte vegetali.

Da allora non si registrarono progressi sensazionali fino a circa 200 anni or sono, allorché furono costruite macchine in grado di filare e tessere. Tali macchine furono le antesignane della Rivoluzione Industriale. Poi, nel 1856, William Henry Perkin preparò in laboratorio una tinta color malva, la prima di migliaia di tinte artificiali.

Il secondo grande passo avanti fu compiuto nel 1884 quando il conte Hilaire de Chardonnet trovò il modo di scindere la molecola della cellulosa naturale in una serie di molecole molto pili piccole e di creare la prima fibra artificiale, il rayon. Nel 1939 Wallace Carothers ricavò da prodotti della distillazione del carbone la prima fibra sintetica, interamente prodotta dall’uomo: il nylon.

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Dalla fibra al filato

Se si tira un filo da un tessuto di cotone, esaminandolo attentamente si vedrà che è formato da un certo numero di fibre sottili (lunghe da pochi millimetri a circa 5 centimetri) attorcigliate insieme. Lo stesso avviene per un filo di lana, ma in questo caso le fibre sono piú lunghe (da 5 a 15 centimetri). In un filo di seta le fibre sono ancora piú lunghe (addirittura vari metri). In ogni caso la resistenza del filo dipende dal numero di giri impresso alle fibre.

Fino a duecento anni fa le fibre erano filate faticosamente a mano, per mezzo di fusi e conocchie. Nel 1764 James Hargreaves inventò una macchina per filare il cotone che faceva funzionare otto fusi alla volta. L’invenzione di Hargreaves fu chiamata giannelta (da Jenng sua moglie) e fu la prima di una serie di macchine che avrebbero rivoluzionato la tecnica della filatura. Nel 1769 fu la voltaa del filatoio di Sir Richard Arkwright e nel 1779 comparve il filatoio a lavoro intermittente di Samuel Crompton, che, a differenza dei precedenti, produceva filati sottilissimi.

Prima di essere filate, le fibre tessili devono subire un processo di pulitura. Il cotone grezzo deve essere estratto da balle di circa 250 chilogrammi fortemente compresse, e quindi passato in una serie di macchine che lo allentano, lo mescolano e lo battono, liberandolo msí dalle grosse impurità e dalle tracce di terra. Una volta pulito, il cotone viene compresso in forma di falde (fogli), ed è pronto per la cardahice. Questa macchina é formata da un cilindro orizzontale, ricoperto da un gran numero di denti di ferro, che ruota rapidamente. Questi denti passano (pettinano) le fibre del cotone dalla falda al cilindro, il quale si copre ben presto di un sottile strato di fibre disposte le une parallele alle altre. Il cilindro ruota proprio sotto una serie di cosiddetti “rappelli”, forniti anch’essi di denti di ferro. I cappelli pettinano via le fibre dal cilindro in modo tale che, uscendo dalla cardatrice, esse vengono ridotte in forma di un lento nastro spesso circa un dito.

Questi nastri di cotone sono ben differenti dalla materia grezza fortemente compressa in pesanti balle cosí come era arrivata alla fabbrica: la cardatura non solo districa le fibre e rimuove ogni residuo di impurità, ma elimina anche le fibre piú deboli che ridurrebbero la qualità del filato. Le fibre vengono ora impacchettate senza comprimerle, libere di scorrere l’una sull’altra. Questo spesso nastro, passato attraverso apposite macchine chiamate rtiratoi, viene poi stirato fino a diventare sempre piú sottile. Per assicurare al filato una uniforme unione di fibre per tutta la sua lunghezza, a volte si dispongono parallelamente vari nastri per stirarli insieme. Per ottenere un filato particolarmente regolare, prima della stiratura si fanno passare i nastri attraverso macchine pettinatrici che rendono le fibre ancora piú parallele. Una volta che sono stati stirati fino allo spessore desiderato, i nastri vengono ritorti in filato.

La lana grezza deve essere lavata per eliminare il grasso naturale e il sudore accumulato. La lana si fila all’incirca come il cotone, con alcune varianti causate dal fatto che le fibre della lana sono piú lunghe e piú ondulate. Durante l’operazione di cardatura i procedimenti sono diversi a seconda che si voglia ottenere un cardato di lana (e allora le fibre vengono cardate in modo da non mantenerle parallele, ma da lasciarle andare in tutte le direzioni) oppure un filato pettinato (in questo secondo caso le fibre si cardano e si pettinano in modo da disporle perfettamente parallele).

La seta non deve essere cardata. I bozzoli della seta vengono immersi in acqua calda per sciogliere la sostanza gommosa che tiene insieme le fibre; compiuta questa operazione, le fibre vengono dipanate dai bozzoli e attorcigliate per formare il filato.

Le fibre artificiali vengono ridotte in filati direttamente dai filamenti stirati a freddo che le costituiscono, ma se alle fibre artificiali si devono unire altre fibre naturali, che sono piú corte, è necessario tagliarle preventivamente, in modo da portarle all’incirca alla stessa lunghezza delle fibre naturali.

I filati si possono rafforzare mediante una ulteriore ritorcitura, che però li rende pili duri al tatto. Questa durezza è indicata per i pettinati usati per vestiti da uomo, ma non per i filati di lana che si usano nel lavoro a maglia, i quali ultimi si devono attorcere quel tanto che basta a dare loro la resistenza necessaria, che può del resto aumentare (senza che diminuisca la morbidezza) ritorcendo insieme due o tre filati sottili.

Le fibre artificiali diventano filati “elastici” attraverso il cosiddetto processo di falsa ritorcitura, che porta le fibre ad assumere la forma di molle a spirale, lunghe e sottili, che però, dopo essere state tirate, riprendono piú o meno la loro lunghezza originaria.

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