Harsh winter wipes out millions of cashmere goats

Article from Asia News

Ulaan Baatar (AsiaNews/Agencies) – The cold winter that brought heavy snowfall, icy winds and temperatures averaging minus 35 Celsius has also killed more than 2,000,000 heads of livestock, especially cashmere goats, known for their soft and warm wool. The survival of Mongolia’s nomadic herders, who account for approximately one-third of Mongolia’s labour force, is at stake. This year’s harsh winter comes on top of a very dry summer, which hampered the ability of many herders to gather sufficient supplies of fodder and hay.

Mongolian herders are used to cold winter, but very few if any remember one like this one, the harshest in living memory. Khurmatai, who like many herders goes by one name, told Eurasianet that even when it was very cold, like in 2001, “there was grass under the snow.” However, “This year there is nothing but sand”.

With little access to pastureland and limited fodder stores, herders must take a measured approach to protecting their animals. Khurmatai keeps the weakest animals in a stone corral next to his home, a meagre pile of hay spread on the ground. He fears they will not survive until spring.

On a recent day, he lost 20 goats, huddled in the corral, covered with snow. Though 200 animals remain in his flock, “before spring we will lose most of them for sure, if the weather continues like this”.

Other herders have left their weakest animals to die in an attempt to keep the best ones alive. When they die, they skin the animals and sell the hides, even though that will bring in less than half of what they would make were they to sell wool sheared from live animals in the spring.

Herders left without a flock to shepherd by spring would have little choice but to move with their families to a village or a city to look for a job.

According to the United Nations, 19 of Mongolia’s 21 provinces have been hit by what officials call a “humanitarian disaster”.

The Food and Agriculture Organisation (FAO) estimates that as many as four million of 144 million animals nationwide could die before spring. Families with smaller herds are particularly vulnerable.

An eight-province assessment mission by FAO found that 21,000 herding families had suffered losses of 50 per cent or more.

Several countries, including China and Australia, have sent emergency aid to Mongolia, but herders generally live in vast regions that are hard to reach, partly because of heavy snowfalls that isolated entire villages.

Scores of herding communities, their flocks devastated, migrated to the capital and provincial cities after the harsh winter in 2001.

Many families did not find employment and were thrust into poverty. Others fear this year might bring the same.

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Il gelido inverno della Mongolia falcidia milioni di capre cachemire

Articolo ripreso da Asia News

Ulaan Baatar (AsiaNews/Agenzie) – Un gelido inverno, con pesanti nevicate, tempeste di vento e freddo fino a 35 gradi sottozero, ha già ucciso oltre 2 milioni di capi di bestiame dei pastori mongoli, soprattutto le capre cachemire rinomate per la lana soffice e calda. E’ in pericolo lo stesso tenore di vita dei pastori nomadi, che costituiscono circa un terzo della forza lavoro della Mongolia.

L’estate 2009 è stata molto secca, così che parecchi pastori non hanno potuto costituire grandi scorte di cibo. Ora l’inverno gelido rende più difficile trovare da mangiare per il bestiame.

I pastori mongoli sono abituati a inverni rigidi, ma mai come questo. Khumatai, provincia di Hovd ad occidente, che come molti pastori usa solo un nome, spiega all’agenzia Eurasianet che quando pure ha fatto molto freddo, come nel 2001, almeno “c’era erba sotto la neve. Quest’anno troviamo solo terra”. Nella zona ci sono pochi ripari e stalle, limitati negozi di mangimi e comunque i pastori nomadi non sono abituati ad avere molto denaro con loro. Khumatai tiene le bestie più deboli in un recinto di pietre vicino alla sua casa ma teme che molte non vivranno fino a primavera. In un solo giorno gli sono morte 20 capre, nel recinto coperto dalla nevicata. Gli rimangono 200 animali, ma teme che la gran parte morirà, se il tempo non migliora.

Altri pastori hanno già lasciato al loro destino gli animali più deboli, nel tentativo di salvare almeno i migliori. Vendono la pelle delle bestie morte, ma ne ricavano meno della metà di quanto avrebbe fruttato la lana cachemire a primavera.

Se muoiono molti animali, non ci sarà abbastanza lavoro per tutti i pastori e molti dovranno abbandonare la loro vita nomane e andare nelle città in cerca di lavoro.

Le Nazioni Unite parlano di “disastro umanitario” che ha colpito 19 del 21 province. L’Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura (Fao) stima che moriranno non meno di 4 dei 144 milioni di animali allevati. Le più vulnerabili sono le famiglie con piccoli allevamenti: la Fao ha visitato 8 province e constatato che 21mila famiglie di allevatori hanno perso almeno 50% del bestiame. Vari Paesi, come Cina e Australia, hanno mandato aiuti. Ma i pastori sono sperduti per larghi territori ed è difficile raggiungerli, anche per le ripetute pesanti nevicate che isolano interi villaggi.

Già dopo il gelido inverno del 2001 intere comunità, dopo avere perso tutto il bestiame, sono migrate nella capitale e in altre città. Molti non hanno trovato lavoro né si sono adeguati al modo di vivere e sono caduti in povertà. Il timore è che quest’anno succeda lo stesso.

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