Quando finisce il gomitolo

Quando finisce il gomitolo

Alla fine del ferro

1. Affianca i due fili: il nuovo e il vecchio.

2. Con i due fili insieme, esegui il primo punto sul nuovo ferro.

3. Salda i due fili con un nodo.

In mezzo al ferro

1. Continua la lavorazione con il nuovo gomitolo.

2. Quando avrai terminato il lavoro, sciogli il nodo e salda i fili facendoli passare sotto alcune maglie sul rovescio.

3. Taglia il filo eccedente

Se giunti i fili doppiandoli, smezza sia il filo nuovo che quello vecchio per qualche centimetro. lavora con due fili finchè arrivi al filo intero con il quale continuerai.

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Pull Rosso

Pull Rosso

PUNTI IMPIEGATI:
Maglia rasata diritta.
Punto treccia: lav. seg. il diagramma.
4 m, dir. incr. a sinistra: mettere 2 m. sul f. aus. davanti al lavoro, 2 m. dir., lav. a dir. le m. del ft aus.
4 m. dir. incr. a destra: mettere 2 m. sul f. aus. dietro il la­voro, 2 m. dir., lav. a dir. le m. del f. aus.

Campione: 10×10 cm a p. treccia = 12 m, e 14 f.

ESECUZIONE
Dietro: avv. 38 m. ( 42 m.) 46 m. e lav. a p. treccia inizian­do con la 12′ m (10a m.) 8° m. del diagramma. All’inizio e alla fine del f., quando non è possibile eseguire gli incroci, lav. le m. corrispondenti a m. rasata dir. A 10 cm (11 cm) 12 cm di alt. tot. intrecc. ai lati 1 m. = 36 m. (40 m.) 44 m. A 21 cm (24 cm) 26 cm di alt. tot., per i raglan, intrecc. ai lati ogni 2 f 10 volte 1 m. (2 volte 2 m., 8 volte 1 m.) 2 volte 2 m., 9 vol­te T m. A 35 cm (38 cm) 41 cm di alt. tot. intrecc. le 16 m. (16 m.) 18 m. rimaste.

Davanti: iniziare come per il dietro. A 21 cm (24 cm) 26 cm di alt. tot., per i raglan, intrecc. ai lati ogni 2 f. 8 volte 1 m. (2 volte 2 m., 6 volte 1 m.) 2 volte 2 m., 7 volte 1 m., Con­temp., a partire dalla terza dim. dei raglan, per lo scollo, in­
trecc. le 6 m. centrali e terminare le due parti separatamen­te. Intrecc. al lato scollo ogni 2. f 1 volta 3 m., 1 volta 2 m. (1 volta 3 m., 1 volta 2 m.) 2 volte 3 m. A 33 m (36 cm) 39 cm di alt. tot. intrecc. le m. rimaste per ogni spalla.

Manica destra: avv. 26 m. (26 m.) 28 m e lav. a p. treccia iniziando con la 12a m. (12a M.) 11 1 m. dei diagramma. Aum. ai lati 3 volte 1 m. ogni 6 f (3 volte 1 m. ogni 6 f., 1 volta 1 m. nel 4° f. seg.) 4 vol­
te 1 m. ogni 6 f = 32 m. (34 m.) 36 m. A 17 cm (20 cm) 22 cm di alt. tot., per i raglan, intrecc. ogni 2 f. a destra 2 vol­te 2 m., 6 volte 1 m., 2 volte 3 m., 1 volta 4 m. (2 volte 2 m., 7 volte 1 m., 2 volte 3 m., 1 vol­
ta 4 m.) 1 volta 2 m., 9 volte 1 m., 1 volta 3 m., 1 volta 4 m., 1 volta 5 m., a sinistra 2 volte 2 m., 8 volte 1 m. (2 vol­te 2 m., 9 volte 1 m.) 1 volta 2 m.,11 volte 1 m. Sono esau­rite tutte le m.

Manica sinistra: lav. in modo simmetrico.

Confezione e rifiniture: chiudere i raglan, i fianchi e i sot­tomanica.

Legenda
Quadretto vuoto = 1 m. a dir. sul dir. del lav. e 1 m. a rov. sul rov. del lav.
\ = 4 m. dir. incrociate a sinistra
// = 4 m. dir. incrociate a destra
Ogni quadretto =1 m. e 1 f.

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Fibre naturali, artificiali e sintetiche

Prima ancora di costruire le sue prime città, i suoi primi castelli, l’uomo si fece dei tessuti per coprirsi. E continuò a fabbricarli per migliaia di anni usando come materia prima fibre di origine vegetale o animale.
Nelle piante le fibre formano l’ossatura che sostiene le parti morbide e polpose delle foglie, delle radici e degli steli. Negli animali le fibre si trovano invece nella carne, nella pelle, nei muscoli e nel pelo. Tutte queste fibre sono estremamente sottili (la loro lunghezza è infatti circa duemila volte il loro spessore) e sono costituite da una lunga catena di molecole grosso modo parallele l’una all’altra. Le fibre vegetali, come il cotone e il lino, sono di cellulosa, che è un composto di carbonio, idrogeno e ossigeno; le fibre animali, come la lana e la seta, sono costituite da vari tipi di proteine, composti di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e talvolta anche zolfo (nella lana).

Per soddisfare le esigenze degli attuali metodi di manifattura e dei macchinari moderni, le fibre devono essere forti, resistenti, flessibili, lucenti e di dimensioni pressoché uniformi. Dovrebbero essere lunghe almeno mm 12 (meglio ancora mm 35 o piú) e spesse appena qualche centimillimetro. Inoltre dovrebbero essere ruvide o grinzose, in modo da intrecciarsi saldamente quando vengono attorcigliate per formare un filato, cosí da aumentare la resistenza delle fibre ed evitare che scorrano l’una sull’altra se sottoposte a tensione.

Soltanto alcune delle fibre naturali sono provviste di tutti o della maggior parte di questi requisiti; tra queste sono il cotone, particolarmente forte e resistente, la lana, calda e ingualcibile, la seta, morbida e lucente, e il lino, crespo e lucido. Le fibre corticali, che eomprem dono iuta, canapa, sisal e ramia sono forti e resistenti, ma troppo rozze per farne vestiti: si usano soprattutto per corde, spaghi, sacchi e stuoie.

Dal momento che le possibilità delle fibre naturali sono limitate, l’industria tessile sfrutta in pieno le fibre artificiali che sono state prodotte negli ultimi 75 anni. Tra il 1890 e il 1920 i chimici hanno scoperto come ricavare numerose varietà di fibre dalla polpa del cotone e del legno. Quelle che hanno avuto pili successo sono state il rayon di viscosa e il rayon all’acetato di cellulosa, che tuttora si fabbricano su vasta scala. In un primo tempo le fibre di rayon furono chiamate seta artificiale per la loro serica morbidezza e per la loro grande lucentezza.

Come tutte le fibre naturali, il rayon assorbe acqua e s’inspessisce quando viene lavato, ma c’è una Bifforema: le fibre naturali rimangono forti quando si bagnano e si gonfiano, il cotone anzi diventa più forte; il rayon, invece, quando assorbe una quantità di acqua pari al suo peso, perde circa un terzo della sua resistenza. Questo indebolimento è solo temporaneo, perché una volta asciutto il rayon riacquista tutte le sue proprietà originarie. È evidente, tuttavia, che la qualità di una fibra è migliore se essa non perde la sua forza quando viene lavata.

La scoperta del nylon da parte di Carothers fu particolarmente importante perché il nylon, che è la prima delle cosiddette fibre sintetiche, è almeno due volte piú forte del cotone, assorbe una minima quantità di acqua e mantiene intatta la sua forma anche quando è bagnato. Il successo del nylon portò alla scoperta di altre fibre sintetiche con proprietà analoghe.

Nessuna fibra presenta tutti i vantaggi o tutti gli svantaggi di cui abbiamo parlato. Le fibre naturali e le prime fibre di rayon resistono al calore e a quei solventi organici che si usano a volte nella pulitura a secco. D’altra parte esse vengono attaccate dalle tarme e dai batteri. Le nuove fibre sintetiche, invece, non vengono attaccate da insetti e batteri, ma si rovinano se stirate con ferro molto caldo.

Poiché il rayon e le fibre naturali assorbono rapidamente acqua sono particolarmente indicate per capi di vestiario che piú facilmente vengono in contatto col sudore. Per la stessa ragione si possono tingere e apprettare con sostanze solubili nell’acqua. Invece i tessuti di fibre sintetiche respingono l’acqua e si devono pertanto tingere e apprettare mediante processi piú complessi e costosi. Anche per essere filate e tessute le fibre sintetiche richiedono particolari procedimenti.

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