Quando finisce il gomitolo

Quando finisce il gomitolo

Alla fine del ferro

1. Affianca i due fili: il nuovo e il vecchio.

2. Con i due fili insieme, esegui il primo punto sul nuovo ferro.

3. Salda i due fili con un nodo.

In mezzo al ferro

1. Continua la lavorazione con il nuovo gomitolo.

2. Quando avrai terminato il lavoro, sciogli il nodo e salda i fili facendoli passare sotto alcune maglie sul rovescio.

3. Taglia il filo eccedente

Se giunti i fili doppiandoli, smezza sia il filo nuovo che quello vecchio per qualche centimetro. lavora con due fili finchè arrivi al filo intero con il quale continuerai.

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Canotta in Cashmere

Facile

OCCORRENTE (per una taglia 42):
Primo filato: 125 gr. di filato rosa 613 (o altro colore a piacere);
Secondo filato: 150 gr. di filato rosa 30 (o altro colore a piacere) – di cui 130 gr. per la canotta e 20 gr. per la pochette;
Ferri n. 5;
Ago da lana con punta arrotondata;
Una manciata di perle piccole;
Una chiusura lampo lunga cm. 16;
Una farfallina metallica decorativa;
Un pezzettino di fodera in tinta.

PUNTI IMPIEGATI
Con i ferri:
Legaccio.
Maglia rasata.

Con l’ago:
Punto erba.
Punto margherita.
Punto pieno.

CAMPIONE
Cm. 10×10 lavorati con i ferri n. 5 e con i due filati usati insieme a maglia rasata sono pari a 16 m. e 19 ferri.

ESECUZIONE
Canotta – dietro: avv. 70 m. con i ferri n.5 e con i filati usati. Lav. 4 ferri a legaccio, pari a cm. 1,5 di alt. Pros. a m.rasata. A cm.37 di alt.tot., per gli scalfi intrecc. ai lati 4 m., poi, all’interno delle 2 m. di margine che si lavorano a legaccio, dim. 1 m. ogni 2 ferri per 6 volte (=50 m.). Per dim. 1 m. all’inizio del ferro lav. 1 acc. sempl. (pass. 1 m. a dir., alla fine del ferro lav.1 acc. sempl. (pass. 1 m. a dir. senza lavorarla, 1 m. dir., acc. la m. passata su quella lavorata a dir.). A cm. 56 di alt. tot., lav. le prime e le ultime 11 m. a m.rasata, le 28 m. centrali a legaccio per 4 ferri. A cm. 58 di alt.tot., intrecc. tutte le m.
Canotta – davanti: si lavora come il dietro. A cm. 40 di alt.tot., per lo scollo dividere il lavoro e pros. le due parti separat. All’interno delle 2 m. di margine dello scollo, che si lavorano a legaccio, dim. 1 m. ogni 2 ferri per 12 volte, 1 m. ogni 4 ferri per 2 volte. A cm. 58 di alt.tot. intrecc. le 11 m. rimaste per ciascuna spalla.
Pochette: avv. 24 m. con i ferri n. 5 e con il primo filato, messo doppio. Lav. 4 ferri a legaccio. Pros. a m.rasata. A cm. 26 di alt.tot., lav. 4 ferri a legaccio e intrecc. le m.

CONFEZIONE
Canotta: cucire le spalle e i fianchi. Con l’unc. e con il primo filato, rifinire lo scollo e gli scalfi con un giro a punto gambero. Con l’ago e con il primo filato, messo doppio, eseguire il ricamo come da disegno 1, lavorando gli steli a punto erba, le foglie e i petali a punto margherita, il pistillo a punto pieno ma con il secondo filato. Decorare il pistillo , la punta di otni foglia e gli steli con le perline.
Pochette: piegare il rettangolo a metà e, su uno dei lati (il dav. della pochette) ricamare lo stelo come da disegno 2, con il secondo filato messo doppio. Decorare con le perline lo stelo e le punte di ogni foglia. Cucire le parti laterali del rettangolo doppiato e inserire la lampo lungo l’apertura. Con la fodera, confezionare un sacchettino, fissandolo all’interno della pochette con un sottopunto. Applicare in un angolo la farfallina.

NOTE:

CAMBIAMENTO DI COLORE:
Quando si deve cambiare colore in un lavoro a p. coste, lav. il primo ferro con il nuovo colore tutto a dir. sul dir. del lavoro, per evitare che si vedano dei nodini di colore contrastante.

LAVORAZIONE A ZONE DI COLORE:
Se alcune righe colorate sono formate da un numero di ferri dispari, lavorare con i ferri a due punti, per non dover spezzare il filo ad ogni cambio di colore. Per rendere più regolare la m., prima di stirare il capo avvolgerlo in un panno umido e lasciarlo così per qualche ora (o per una notte).

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Fibre naturali, artificiali e sintetiche

Prima ancora di costruire le sue prime città, i suoi primi castelli, l’uomo si fece dei tessuti per coprirsi. E continuò a fabbricarli per migliaia di anni usando come materia prima fibre di origine vegetale o animale.
Nelle piante le fibre formano l’ossatura che sostiene le parti morbide e polpose delle foglie, delle radici e degli steli. Negli animali le fibre si trovano invece nella carne, nella pelle, nei muscoli e nel pelo. Tutte queste fibre sono estremamente sottili (la loro lunghezza è infatti circa duemila volte il loro spessore) e sono costituite da una lunga catena di molecole grosso modo parallele l’una all’altra. Le fibre vegetali, come il cotone e il lino, sono di cellulosa, che è un composto di carbonio, idrogeno e ossigeno; le fibre animali, come la lana e la seta, sono costituite da vari tipi di proteine, composti di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e talvolta anche zolfo (nella lana).

Per soddisfare le esigenze degli attuali metodi di manifattura e dei macchinari moderni, le fibre devono essere forti, resistenti, flessibili, lucenti e di dimensioni pressoché uniformi. Dovrebbero essere lunghe almeno mm 12 (meglio ancora mm 35 o piú) e spesse appena qualche centimillimetro. Inoltre dovrebbero essere ruvide o grinzose, in modo da intrecciarsi saldamente quando vengono attorcigliate per formare un filato, cosí da aumentare la resistenza delle fibre ed evitare che scorrano l’una sull’altra se sottoposte a tensione.

Soltanto alcune delle fibre naturali sono provviste di tutti o della maggior parte di questi requisiti; tra queste sono il cotone, particolarmente forte e resistente, la lana, calda e ingualcibile, la seta, morbida e lucente, e il lino, crespo e lucido. Le fibre corticali, che eomprem dono iuta, canapa, sisal e ramia sono forti e resistenti, ma troppo rozze per farne vestiti: si usano soprattutto per corde, spaghi, sacchi e stuoie.

Dal momento che le possibilità delle fibre naturali sono limitate, l’industria tessile sfrutta in pieno le fibre artificiali che sono state prodotte negli ultimi 75 anni. Tra il 1890 e il 1920 i chimici hanno scoperto come ricavare numerose varietà di fibre dalla polpa del cotone e del legno. Quelle che hanno avuto pili successo sono state il rayon di viscosa e il rayon all’acetato di cellulosa, che tuttora si fabbricano su vasta scala. In un primo tempo le fibre di rayon furono chiamate seta artificiale per la loro serica morbidezza e per la loro grande lucentezza.

Come tutte le fibre naturali, il rayon assorbe acqua e s’inspessisce quando viene lavato, ma c’è una Bifforema: le fibre naturali rimangono forti quando si bagnano e si gonfiano, il cotone anzi diventa più forte; il rayon, invece, quando assorbe una quantità di acqua pari al suo peso, perde circa un terzo della sua resistenza. Questo indebolimento è solo temporaneo, perché una volta asciutto il rayon riacquista tutte le sue proprietà originarie. È evidente, tuttavia, che la qualità di una fibra è migliore se essa non perde la sua forza quando viene lavata.

La scoperta del nylon da parte di Carothers fu particolarmente importante perché il nylon, che è la prima delle cosiddette fibre sintetiche, è almeno due volte piú forte del cotone, assorbe una minima quantità di acqua e mantiene intatta la sua forma anche quando è bagnato. Il successo del nylon portò alla scoperta di altre fibre sintetiche con proprietà analoghe.

Nessuna fibra presenta tutti i vantaggi o tutti gli svantaggi di cui abbiamo parlato. Le fibre naturali e le prime fibre di rayon resistono al calore e a quei solventi organici che si usano a volte nella pulitura a secco. D’altra parte esse vengono attaccate dalle tarme e dai batteri. Le nuove fibre sintetiche, invece, non vengono attaccate da insetti e batteri, ma si rovinano se stirate con ferro molto caldo.

Poiché il rayon e le fibre naturali assorbono rapidamente acqua sono particolarmente indicate per capi di vestiario che piú facilmente vengono in contatto col sudore. Per la stessa ragione si possono tingere e apprettare con sostanze solubili nell’acqua. Invece i tessuti di fibre sintetiche respingono l’acqua e si devono pertanto tingere e apprettare mediante processi piú complessi e costosi. Anche per essere filate e tessute le fibre sintetiche richiedono particolari procedimenti.

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