Pull a maniche corte con bordura a pizzo

Taglie: 40/42 (44/46)
Occorrente: filato cotone: gr. 300 (350) col. arancione Uncinetto PRYM n. 3,00.

Punto conchiglie: n. delle m. divisibile per 12 + 1 + 3 cat. per volt. Lav. seg. il diagramma 1. Iniziare ogni r. con 3 cat. che sostituiscono il 1° p. alto. Iniziare con le m. che precedono il rapp., rip. sempre il rapp., terminare con le m. che seguono il rapp. Lav. 1 volta dalla 1 a alla 5a r. A partire dalla 2a c lav. i p. alti e i p. bassi intorno alle cat. della r. prec. Nel testo le m. d’inizio e di fine r. sono indicate come 1 rapp.

Punto fantasia: n. delle m. divisibile per 5 + 4 + 3 cat. per volt. Lav. seg. il diagramma 2. Iniziare ogni r. con 3 cat. che sostituiscono il 1° p. alto. Iniziare con le m. che precedono il rapp., rip. sempre il rapp., terminare con la m. che segue il rapp. Sul dietro e sul davanti la r. di andata a corrisponde alla 5a r. del punto conchiglie; per le maniche lav. 1 volta la r. di andata a. Lav. 1 volta dalla 1 a alla 3a r., poi rip. sempre la 2a e la 3a r. A partire dalla 2a r. lav. i p. alti intorno alle cat. della r. prec.

Punto pizzo: avv. 23 cat. + 2 cat. per volt. e lav. seg. il diagramma 3. Iniziare ogni r. con 2 cat. che sostituiscono il 1° p. alto. Alla fine della 6a e dell’8a r. volt. con 1 cat. e andare all’inizio della r. seg. con mezzi p. bassi. Lav. 1 volta dalla 1 a alla 9a r., poi rip. sempre dalla 2a alla 9a r. A partire dalla 2a r. lav. i p. alti e i p. bassi all’interno del punto intorno alle cat. della r. prec., sui margini lav. i p. alti nelle cat. della r. prec.

Margine a pippiolini: iniziare ogni g. con 1 cat. che sostituisce il 1° p. basso e chiudere ogni g. con 1 mezzo p. basso nella cat. d’inizio g.1° g.: 1 p. basso, l cat., salt.l m. del margine, rip. sempre da * a *. 2° g.: 1 p. basso, 3 cat. e 1 p. basso intorno alle cat. del g. prec., rip. sempre da * a *. Lav. 1 volta il 1° e il 2° g.

Campioni: cm. 10×5 a p. conchiglie = 19 m. e 5 r.; cm. 10×10 a p. fantasia = 22 m. e 8 r.; a p. pizzo: 35 m. nella 5a r. = cm. 15 di larghezza, 8 r. = cm. 9,5 di altezza
N.B.: lav. la bordura a pizzo in orizzontale e cucirla a fine lavoro. Le frecce nello schemino indicano la direzione del lavoro.

Dietro: avv. 85 (97) cat. + 3 cat. per volt. e lav. a p. conchiglie per cm. 5 = 5 r.; nella 5a r. per la taglia 40/42 omettere l’ultimo p. alto = 3 cat. per volt. e 98 (113) p. alti. Poi pros. a p. fantasia iniziando con la 1 a c=19 (22) rapp. + m. d’inizio e di fine c A cm. 19 = 15 r. dalla fine del p. conchiglie, per gli scalfi manica, lasciare in sospeso ai lati 5 m. e in ogni r. seg. ancora 1 volta 5 m. e 1 volta 2 m. =14 (17) rapp. + m. d’inizio e di fine r. A cm. 35 (37,5) = 28 (30) r. dalla fine del p. conchiglie, per lo scollo, lasciare in sospeso le 32 (37) m. centrali e terminare le due parti separatamente.

Lasciare in sospeso dal lato scollo nella r. seg. ancora 1 volta 2 m. A cm. 37,5 (40) = 30 (32) r. dalla fine del p. conchiglie, spezzare e fermare il filo.

Davanti: lav. come il dietro, però terminare con lo scollo più profondo. A cm. 27,5 (30) = 22 (24) r. dalla fine del p. conchiglie, per lo scollo, lasciare in sospeso le 12 (17) m. centrali e terminare le due parti separatamente. Lasciare in sospeso dal lato scollo in ogni r. ancora 4 volte 3 m.

Maniche: avv. 64 (74) cat. + 3 cat. per volt. e lav. a p. fantasia iniziando con la r. di andata a=12 (14) rapp. + m. d’inizio e di fine r. A cm. 4 = 3 r. di alt. tot., aum. ai lati complessivamente 1 rapp. a distanza regolare nel corso delle 8 r. seg. =14 (16) rapp. + m. d’inizio e di fine r. A cm. 15 = 12 r. di alt. tot., per l’arrotondamento, lasciare in sospeso ai lati 5 m. e dim. complessivamente 1 rapp. a distanza regolare nel corso delle 10 r. seg. A cm. 29 = 23 r. di alt. tot., spezzare e fermare il filo.
Bordura a pizzo: avv. 23 cat. + 2 cat. per volt. e lav. a p. pizzo per cm. 86,5 (96) = 73 (81) r. Poi spezzare e fermare il filo.

Confezione: chiudere le spalle e i fianchi. Chiudere i lati stretti della bordura. Cucire il margine diritto della bordura al margine inferiore del davanti e del dietro, arricciando leggermente il davanti e il dietro. Chiudere i sottomanica. Montare le maniche. Rifinire il margine inferiore delle maniche con i 2 g. del margine a pippiolini. Rifinire lo scollo con 1 g. a p. basso come segue: iniziare il g. con 1 cat. che sostituisce il 1° p. basso, lav. 128 (140) p. bassi, chiudere il g. con 1 mezzo p. basso nella cat. d’inizio g. Poi lav. i 2 g. del margine a pippiolini; nel corso del 1° g. salt. sempre 2 p. bassi con 2 cat.

 

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Scialle nero con frange

Media difficoltà

Occorrente (taglia unica)

G 230 di filato, colore nero 02. Uncinetto n. 2.00.

Punti impiegati

Catenella (cat.)

Maglia bassa (m.bs)

Maglia altissima (m.alts.).

Campione

Cm 10 x 10 lavoratori con l’unc. n. 2.00 a rete filet sono pari a 8 quadretti vuoti e a 8 righe.

Esecuzione

1° riga: avv. 227 cat., 1 m. alts. Nell’8° cat. dall’unc. (= 1 quadretto vuoto), * 2 cat., salt. 2 cat., 1 m. alts. nella cat. seg.*; rip. da * a * per tutta la riga fino alle ultime 3 cat. (= 73 quadretti vuoti in totale), salt. 2 cat, 1 m. alts. nell’ultima cat. (= 1 dim.), volt.

2° riga: 3 cat., salt. 1 spazio (= 1 dim.), 1 m. alts. nella m. alt. Seg.,, 2 cat., 1 m. alts. nella m. alts. seg., 2 cat., 1 m. alts nella m. alts. seg., *puntare l’unc. alla sommità dell’ultima m. alts. e lav. 4 m.

alts. chiuse ins. (lav. 4 m. alts. non chiuse, poi, con un gett., chiudere tutte le m. sull’unc. nella m. alts. seg della 1 riga e lav. 4 m. alts. chiuse ins. (= terzo patalo), (salt. 1 spazio, 1 m. alts. nella m. alts. seg., 2 cat.) per 3 volte*; rip. da * a * per tutta la riga, term. Con 3 petali, salt. 1 spazio, 1 m. alts. nella m. alts. seg., 2 cat., 1 m. alts. nell’ultima m., volt.

3° riga: 5 cat., 1 m. alts. nella m. alts. seg., 2 cat., *puntare l’unc. al centro dei 3 petali e lav. un petalo, (2 cat, 1 m. alts. nella m. alts. seg.) per 3 volte, 2 cat.*; rip. da * a * per tutta la riga, term. con un petalo, 2 cat., 1 m. alts. nella m. alts. seg., 1 m. alts. nell’ultima m. (= 1 dim.), volt.

4° riga: 3 cat., 1 m. alts. alla sommità del petalo seg., 2 cat., 1 m. alts. nella m. alts. seg., *lav.3 petali come sopra, (1 m. alts. nella m. alts. seg., 2 cat.) per 2 volte, 1 m. alts. nella m. alts. seg.*; rip. da * a * per tutta la riga, term. con 3 petali, (1 m. alts. nella m. alts. seg., 2 cat.) per 3 volte, *un petalo al centro dei 3 petali, (1 m. alts. nella m.alts. seg., 2 cat.) per 3 volte, volt.

5° riga: 5 cat., (1 m. alts. nella m. alts. seg., 2 cat.) per 3 volte, *un petalo al centro dei 3 petali, (2 cat., 1 m. alts. nella m. alts. seg.) per 3 volte, 2 cat.*; rip. da * a * per tutta la riga, term. con un petalo al centro dei petali, 2 cat., 1 m. alts. nell’ultima m. (= dim.), volt. Rip. dalla 2° riga alla 5° riga per 72 righe in totale, continuando a dim. su un solo lato fino a rimanere con 1 quadretto vuoto.

Confezione

Rifinire lo scialle con le frange. Per fare una frangia: tagliare nel filato 5 gugliate, lunghe circa cm 22 e riunirle in un mazzetto. Puntare l’unc. dal rov. e uscire sul dir., prendere il mazzetto di fili nella sua metà e passarlo sul rov., formando una maglia. Con l’unc., riprend. la coda del mazzetto e passarlo attraverso la maglia formata. Tirare i fili del mazzetto fissando il nodo. Al termine, regolare con le forbici la lunghezza delle frange.

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Il gelido inverno della Mongolia falcidia milioni di capre cachemire

Articolo ripreso da Asia News

Ulaan Baatar (AsiaNews/Agenzie) – Un gelido inverno, con pesanti nevicate, tempeste di vento e freddo fino a 35 gradi sottozero, ha già ucciso oltre 2 milioni di capi di bestiame dei pastori mongoli, soprattutto le capre cachemire rinomate per la lana soffice e calda. E’ in pericolo lo stesso tenore di vita dei pastori nomadi, che costituiscono circa un terzo della forza lavoro della Mongolia.

L’estate 2009 è stata molto secca, così che parecchi pastori non hanno potuto costituire grandi scorte di cibo. Ora l’inverno gelido rende più difficile trovare da mangiare per il bestiame.

I pastori mongoli sono abituati a inverni rigidi, ma mai come questo. Khumatai, provincia di Hovd ad occidente, che come molti pastori usa solo un nome, spiega all’agenzia Eurasianet che quando pure ha fatto molto freddo, come nel 2001, almeno “c’era erba sotto la neve. Quest’anno troviamo solo terra”. Nella zona ci sono pochi ripari e stalle, limitati negozi di mangimi e comunque i pastori nomadi non sono abituati ad avere molto denaro con loro. Khumatai tiene le bestie più deboli in un recinto di pietre vicino alla sua casa ma teme che molte non vivranno fino a primavera. In un solo giorno gli sono morte 20 capre, nel recinto coperto dalla nevicata. Gli rimangono 200 animali, ma teme che la gran parte morirà, se il tempo non migliora.

Altri pastori hanno già lasciato al loro destino gli animali più deboli, nel tentativo di salvare almeno i migliori. Vendono la pelle delle bestie morte, ma ne ricavano meno della metà di quanto avrebbe fruttato la lana cachemire a primavera.

Se muoiono molti animali, non ci sarà abbastanza lavoro per tutti i pastori e molti dovranno abbandonare la loro vita nomane e andare nelle città in cerca di lavoro.

Le Nazioni Unite parlano di “disastro umanitario” che ha colpito 19 del 21 province. L’Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura (Fao) stima che moriranno non meno di 4 dei 144 milioni di animali allevati. Le più vulnerabili sono le famiglie con piccoli allevamenti: la Fao ha visitato 8 province e constatato che 21mila famiglie di allevatori hanno perso almeno 50% del bestiame. Vari Paesi, come Cina e Australia, hanno mandato aiuti. Ma i pastori sono sperduti per larghi territori ed è difficile raggiungerli, anche per le ripetute pesanti nevicate che isolano interi villaggi.

Già dopo il gelido inverno del 2001 intere comunità, dopo avere perso tutto il bestiame, sono migrate nella capitale e in altre città. Molti non hanno trovato lavoro né si sono adeguati al modo di vivere e sono caduti in povertà. Il timore è che quest’anno succeda lo stesso.

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Canotta in Cashmere

Facile

OCCORRENTE (per una taglia 42):
Primo filato: 125 gr. di filato rosa 613 (o altro colore a piacere);
Secondo filato: 150 gr. di filato rosa 30 (o altro colore a piacere) – di cui 130 gr. per la canotta e 20 gr. per la pochette;
Ferri n. 5;
Ago da lana con punta arrotondata;
Una manciata di perle piccole;
Una chiusura lampo lunga cm. 16;
Una farfallina metallica decorativa;
Un pezzettino di fodera in tinta.

PUNTI IMPIEGATI
Con i ferri:
Legaccio.
Maglia rasata.

Con l’ago:
Punto erba.
Punto margherita.
Punto pieno.

CAMPIONE
Cm. 10×10 lavorati con i ferri n. 5 e con i due filati usati insieme a maglia rasata sono pari a 16 m. e 19 ferri.

ESECUZIONE
Canotta – dietro: avv. 70 m. con i ferri n.5 e con i filati usati. Lav. 4 ferri a legaccio, pari a cm. 1,5 di alt. Pros. a m.rasata. A cm.37 di alt.tot., per gli scalfi intrecc. ai lati 4 m., poi, all’interno delle 2 m. di margine che si lavorano a legaccio, dim. 1 m. ogni 2 ferri per 6 volte (=50 m.). Per dim. 1 m. all’inizio del ferro lav. 1 acc. sempl. (pass. 1 m. a dir., alla fine del ferro lav.1 acc. sempl. (pass. 1 m. a dir. senza lavorarla, 1 m. dir., acc. la m. passata su quella lavorata a dir.). A cm. 56 di alt. tot., lav. le prime e le ultime 11 m. a m.rasata, le 28 m. centrali a legaccio per 4 ferri. A cm. 58 di alt.tot., intrecc. tutte le m.
Canotta – davanti: si lavora come il dietro. A cm. 40 di alt.tot., per lo scollo dividere il lavoro e pros. le due parti separat. All’interno delle 2 m. di margine dello scollo, che si lavorano a legaccio, dim. 1 m. ogni 2 ferri per 12 volte, 1 m. ogni 4 ferri per 2 volte. A cm. 58 di alt.tot. intrecc. le 11 m. rimaste per ciascuna spalla.
Pochette: avv. 24 m. con i ferri n. 5 e con il primo filato, messo doppio. Lav. 4 ferri a legaccio. Pros. a m.rasata. A cm. 26 di alt.tot., lav. 4 ferri a legaccio e intrecc. le m.

CONFEZIONE
Canotta: cucire le spalle e i fianchi. Con l’unc. e con il primo filato, rifinire lo scollo e gli scalfi con un giro a punto gambero. Con l’ago e con il primo filato, messo doppio, eseguire il ricamo come da disegno 1, lavorando gli steli a punto erba, le foglie e i petali a punto margherita, il pistillo a punto pieno ma con il secondo filato. Decorare il pistillo , la punta di otni foglia e gli steli con le perline.
Pochette: piegare il rettangolo a metà e, su uno dei lati (il dav. della pochette) ricamare lo stelo come da disegno 2, con il secondo filato messo doppio. Decorare con le perline lo stelo e le punte di ogni foglia. Cucire le parti laterali del rettangolo doppiato e inserire la lampo lungo l’apertura. Con la fodera, confezionare un sacchettino, fissandolo all’interno della pochette con un sottopunto. Applicare in un angolo la farfallina.

NOTE:

CAMBIAMENTO DI COLORE:
Quando si deve cambiare colore in un lavoro a p. coste, lav. il primo ferro con il nuovo colore tutto a dir. sul dir. del lavoro, per evitare che si vedano dei nodini di colore contrastante.

LAVORAZIONE A ZONE DI COLORE:
Se alcune righe colorate sono formate da un numero di ferri dispari, lavorare con i ferri a due punti, per non dover spezzare il filo ad ogni cambio di colore. Per rendere più regolare la m., prima di stirare il capo avvolgerlo in un panno umido e lasciarlo così per qualche ora (o per una notte).

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Fibre naturali, artificiali e sintetiche

Prima ancora di costruire le sue prime città, i suoi primi castelli, l’uomo si fece dei tessuti per coprirsi. E continuò a fabbricarli per migliaia di anni usando come materia prima fibre di origine vegetale o animale.
Nelle piante le fibre formano l’ossatura che sostiene le parti morbide e polpose delle foglie, delle radici e degli steli. Negli animali le fibre si trovano invece nella carne, nella pelle, nei muscoli e nel pelo. Tutte queste fibre sono estremamente sottili (la loro lunghezza è infatti circa duemila volte il loro spessore) e sono costituite da una lunga catena di molecole grosso modo parallele l’una all’altra. Le fibre vegetali, come il cotone e il lino, sono di cellulosa, che è un composto di carbonio, idrogeno e ossigeno; le fibre animali, come la lana e la seta, sono costituite da vari tipi di proteine, composti di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e talvolta anche zolfo (nella lana).

Per soddisfare le esigenze degli attuali metodi di manifattura e dei macchinari moderni, le fibre devono essere forti, resistenti, flessibili, lucenti e di dimensioni pressoché uniformi. Dovrebbero essere lunghe almeno mm 12 (meglio ancora mm 35 o piú) e spesse appena qualche centimillimetro. Inoltre dovrebbero essere ruvide o grinzose, in modo da intrecciarsi saldamente quando vengono attorcigliate per formare un filato, cosí da aumentare la resistenza delle fibre ed evitare che scorrano l’una sull’altra se sottoposte a tensione.

Soltanto alcune delle fibre naturali sono provviste di tutti o della maggior parte di questi requisiti; tra queste sono il cotone, particolarmente forte e resistente, la lana, calda e ingualcibile, la seta, morbida e lucente, e il lino, crespo e lucido. Le fibre corticali, che eomprem dono iuta, canapa, sisal e ramia sono forti e resistenti, ma troppo rozze per farne vestiti: si usano soprattutto per corde, spaghi, sacchi e stuoie.

Dal momento che le possibilità delle fibre naturali sono limitate, l’industria tessile sfrutta in pieno le fibre artificiali che sono state prodotte negli ultimi 75 anni. Tra il 1890 e il 1920 i chimici hanno scoperto come ricavare numerose varietà di fibre dalla polpa del cotone e del legno. Quelle che hanno avuto pili successo sono state il rayon di viscosa e il rayon all’acetato di cellulosa, che tuttora si fabbricano su vasta scala. In un primo tempo le fibre di rayon furono chiamate seta artificiale per la loro serica morbidezza e per la loro grande lucentezza.

Come tutte le fibre naturali, il rayon assorbe acqua e s’inspessisce quando viene lavato, ma c’è una Bifforema: le fibre naturali rimangono forti quando si bagnano e si gonfiano, il cotone anzi diventa più forte; il rayon, invece, quando assorbe una quantità di acqua pari al suo peso, perde circa un terzo della sua resistenza. Questo indebolimento è solo temporaneo, perché una volta asciutto il rayon riacquista tutte le sue proprietà originarie. È evidente, tuttavia, che la qualità di una fibra è migliore se essa non perde la sua forza quando viene lavata.

La scoperta del nylon da parte di Carothers fu particolarmente importante perché il nylon, che è la prima delle cosiddette fibre sintetiche, è almeno due volte piú forte del cotone, assorbe una minima quantità di acqua e mantiene intatta la sua forma anche quando è bagnato. Il successo del nylon portò alla scoperta di altre fibre sintetiche con proprietà analoghe.

Nessuna fibra presenta tutti i vantaggi o tutti gli svantaggi di cui abbiamo parlato. Le fibre naturali e le prime fibre di rayon resistono al calore e a quei solventi organici che si usano a volte nella pulitura a secco. D’altra parte esse vengono attaccate dalle tarme e dai batteri. Le nuove fibre sintetiche, invece, non vengono attaccate da insetti e batteri, ma si rovinano se stirate con ferro molto caldo.

Poiché il rayon e le fibre naturali assorbono rapidamente acqua sono particolarmente indicate per capi di vestiario che piú facilmente vengono in contatto col sudore. Per la stessa ragione si possono tingere e apprettare con sostanze solubili nell’acqua. Invece i tessuti di fibre sintetiche respingono l’acqua e si devono pertanto tingere e apprettare mediante processi piú complessi e costosi. Anche per essere filate e tessute le fibre sintetiche richiedono particolari procedimenti.

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