Lezione di Maglia: Avvio con tubolare semplice

Avvio con tubolare semplice

La maglia tubolare, usata per polsi, bordi e rifiniture in genere, poichè è una lavorazione doppia ed estensibile, permette l’inserimento di elastici, nastri e fettucce.
Le maglie all’inizio sono sempre dispari perchè l’ultima viene lasciata cadere dal ferro.

Sfila dal gomitolo un po’ di lana la cui lunghezza deve corrispondere a quella delle maglie da avviare e che chiameremo “filo libero”.

Tieni il ferro sotto l’ascella destra, il filo del gomitolo con la mano sinistra e il filo libero con la mano destra.

Ricordati di non lavorare l’ultima maglia, che corrisponde alla prima asola creata con le dita, ma di lasciarla cadere dal ferro.

1. Forma una piccola asola con le dita e collocala sul ferro. Continua lavorando un punto diritto e uno rovescio passato.

2. Con la sinistra passa il filo del gomitolo intorno al ferro, dall’alto verso il basso, con la destra tieni il filo un po’ teso.

3. con la mano destra porta il filo libero da destra verso sinistra, passandolo sotto il ferro e abbracciando l’asola che si è formata.

4. Con la mano sinistra avvolgi il filo sul ferro, con la mano destra tieni sempre il filo un po’ teso.

5. Con la mano destra abbraccia nuovamente l’asola creata, riportando il filo da sinistra verso destra.

6. lavora a diritto la prima maglia.

7. Porta il filo davanti al lavoro

8. Prendi la maglia a rovescio come se dovessi lavorarla

9. Non lavorarla, ma passala sul ferro di destra

10. Riporta il filo dietro al lavoro, facendolo passare sotto al ferro, da sinistra verso destra. Ricomincia dal passaggio 6.

11. Il lavoro ultimato

12. Partendo dall’asola togli il filo di avvio: la lavorazione si presenta doppia.

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Coprispalle, cappello e abito

media difficoltà

occorrente (taglia 42)

Gr. 560 di filato. Ferri n. 9. Uncinetto n. 6.00. Cm 120 di nastro di raso blu, alto cm 1,5. Cm 250 di nastro avio, alto cm 1. Cm 250 di nastro di nastro turchese, alto cm 2,2. Cm 250 di nastro di organza azzurro, alto cm 3,5. Cm 120 di filo di plastica.

Punti impiegati

Con i ferri: legaccio.

Legaccio con maglie allungate:

1°, e 2° ferro: a dir.

3° ferro:a dir. avvolgendo il filo per 2 volte sul ferro.

4° ferro: a dir. sciogliendo le m. allungate.

5° e 6° ferro: a dir. Rip. sempre da 3° al 6° ferro.

Maglia rasata.

Con l’uncinetto: catenella(cat..).

Maglia bassissima (m. bss.).

Maglia bassa (m. bs.).

Maglia alta.

Campione

Cm 10 x 10 lavorati con i ferri n. 9 a maglia rasata sono pari a 12m. e 16 ferri; lavorati a con maglie allungate sono pari a 9 m. e 12 ferri.

Esecuzione

Coprispalle (cm 50 x 82): avv. 45 m. con ferri n. 9 e lav. a legaccio con maglie allungate. Rip. i 4 ferri del punto per 24 volte, term. con 2 ferri a legaccio. intrecc . tutte le m.

Cappello: con l’unc. n. 6.00, avv. 6 cat. e chiuderle a cerchio con 1 m. bss.

1° giro: nel cerchio lav. 3 cat. (= 1 m. alta) e 11 m. alte, 1 m. bss. nella 3° cat. d’inizio (= 12 m. alte). 2° giro: 3 cat., nella stessa m. di base lav. 1 m. alta, in ogni m. alta lav. 2 m. alte, term. con 1 m. bss. nella 3° cat d’inizio (= 24 m. alte).

3°giro: 3 cat., nella stessa m. di base lav. 1 m. alta, *nella m. seg. lav. 1 m. alta, nella m. nella m. alta seg. lav. 2 m. alte *; rip. da * a * per tutto il giro, term. con 1 m. alta nella m. seg., 1 m. bss. nella 3° cat. d’inizio (=36 m. alte).

4°giro: come il 3° giro (= 48 m. alte).

5° giro: 4 cat. (3 cat. = 1m. alta, 1 cat. = spazio), *salt. 1m., 1 m. alta nella m. seg., 1 cat. *; rip. da * a * per tutto il giro, term. con 1 m. bss. nella 3° delle 4 cat. d’inizio. Dal 6° al 10° giro: 4 cat. ( 3 cat. = 1 m. alta, 1 cat. = spazio), nello spazio seg. lav. 1 m. alta, 1 cat. *; rip. da * a * pero tutto il giro, term. con 1 m. bss. nella 3° delle 4 cat. d’inizio

11° giro: 1 cat., 1m. bs. Nello spazio seg. *; rip. da * a * per tutto il giro, term. con 1 cat., 1 m. bss. nella 1° m. bs.

  • 12° giro: 4 cat., nello spazio seg. lav. 1 m. alta, 1 cat.., nello spazio seg. lav. 1 m. alta, 1 cat. e 1 m. alta*; rip. da * a * per tutto il giro, term. con 1 m. bss. nella 3° delle 4 cat. d’inizio.

17° giro: 2 m. bs. in ogni spazio, imprigionando nel contempo il filo di plastica per irrigidire la falda. Spezzare e fissare il filo.

Abito – Dietro: avv. 101 m. con i ferri n. 9 e lav. 2 ferri a legaccio, ferro a m. allungate. Pros. a m. rasata per 20 ferri; lav. 3 ferri a legaccio, 1 ferro a m. allungate e 3 ferro a legaccio*. Rip. da * a * per 2 volte ancora. Contemp., nell’ultimo ferro della prima fascia a m. rasata, lav. (3 m. dir., 2 m. ins. a dir.) per tutto il ferro (=81 m.).

Nell’ultimo ferro della seconda della seconda fascia a m. rasata, lav. di nuovo le dim. come sopra (= 65 m.).

Nell’ultimo ferro della terza fascia a m. rasata, lav. (2 m. dir., 2 m. ins. a dir.) per tutto il ferro (= 49 m.).

Dopo aver lavorato l’ultimo gruppo di legaccio, maglie allungate e legaccio, lav. 1 ferro di foretti nel modo seg.: (1 m. dir., 1 gett., 2 m. ins. a dir.) per tutto il ferro. Pros. a m. rasata per 14 ferri. A cm 64 da alt. tot., per gli scalfi lav.: 3 m. a legaccio, 1 acc. Sempl. (pass. 1 m. a dir. senza lavorarla, 1 m. dir., acc. la m. passata su quella lavorata a dir.), a dir. fino alle ultime 5 m., 2 m. ins a dir., 3 m. a legaccio. Cont. le dim. all’interno delle 3 m. a legaccio ogni 2 ferri per 10 volte (= 27 m.). A cm 82 di alt. tot., intrecc. le m. rimaste.

Davanti: si lavora come il dietro.

A cm 72 di alt. tot., per lo scollo intrecc. le 13 m. centrali e pros.

le due parti separat. diminuendo, ogni 2 ferri a lato dello scollo, 1 m. per 2 volte. A cm 82 di alt. tot.

intrecc. le 5 m. rimaste per ciascuna spallina.

Confezione

Coprispalle: doppiare il rattangolo (cm 50 x 41) e cucire solo una parte laterale per cm 22. Nello scollo che si è formato, inserire il nastro turchese e quello di organza

Cappello: inserire il nastro turchese e quello di organza negli spazi del 10° giro.

Abito: cucire le spalline e i fianchi. Inserire il nastrino blu nei foretti. Con il nastro avio inserito a spirale, bordare lo scollo e gli scalfi.

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Il gelido inverno della Mongolia falcidia milioni di capre cachemire

Articolo ripreso da Asia News

Ulaan Baatar (AsiaNews/Agenzie) – Un gelido inverno, con pesanti nevicate, tempeste di vento e freddo fino a 35 gradi sottozero, ha già ucciso oltre 2 milioni di capi di bestiame dei pastori mongoli, soprattutto le capre cachemire rinomate per la lana soffice e calda. E’ in pericolo lo stesso tenore di vita dei pastori nomadi, che costituiscono circa un terzo della forza lavoro della Mongolia.

L’estate 2009 è stata molto secca, così che parecchi pastori non hanno potuto costituire grandi scorte di cibo. Ora l’inverno gelido rende più difficile trovare da mangiare per il bestiame.

I pastori mongoli sono abituati a inverni rigidi, ma mai come questo. Khumatai, provincia di Hovd ad occidente, che come molti pastori usa solo un nome, spiega all’agenzia Eurasianet che quando pure ha fatto molto freddo, come nel 2001, almeno “c’era erba sotto la neve. Quest’anno troviamo solo terra”. Nella zona ci sono pochi ripari e stalle, limitati negozi di mangimi e comunque i pastori nomadi non sono abituati ad avere molto denaro con loro. Khumatai tiene le bestie più deboli in un recinto di pietre vicino alla sua casa ma teme che molte non vivranno fino a primavera. In un solo giorno gli sono morte 20 capre, nel recinto coperto dalla nevicata. Gli rimangono 200 animali, ma teme che la gran parte morirà, se il tempo non migliora.

Altri pastori hanno già lasciato al loro destino gli animali più deboli, nel tentativo di salvare almeno i migliori. Vendono la pelle delle bestie morte, ma ne ricavano meno della metà di quanto avrebbe fruttato la lana cachemire a primavera.

Se muoiono molti animali, non ci sarà abbastanza lavoro per tutti i pastori e molti dovranno abbandonare la loro vita nomane e andare nelle città in cerca di lavoro.

Le Nazioni Unite parlano di “disastro umanitario” che ha colpito 19 del 21 province. L’Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura (Fao) stima che moriranno non meno di 4 dei 144 milioni di animali allevati. Le più vulnerabili sono le famiglie con piccoli allevamenti: la Fao ha visitato 8 province e constatato che 21mila famiglie di allevatori hanno perso almeno 50% del bestiame. Vari Paesi, come Cina e Australia, hanno mandato aiuti. Ma i pastori sono sperduti per larghi territori ed è difficile raggiungerli, anche per le ripetute pesanti nevicate che isolano interi villaggi.

Già dopo il gelido inverno del 2001 intere comunità, dopo avere perso tutto il bestiame, sono migrate nella capitale e in altre città. Molti non hanno trovato lavoro né si sono adeguati al modo di vivere e sono caduti in povertà. Il timore è che quest’anno succeda lo stesso.

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Fibre naturali, artificiali e sintetiche

Prima ancora di costruire le sue prime città, i suoi primi castelli, l’uomo si fece dei tessuti per coprirsi. E continuò a fabbricarli per migliaia di anni usando come materia prima fibre di origine vegetale o animale.
Nelle piante le fibre formano l’ossatura che sostiene le parti morbide e polpose delle foglie, delle radici e degli steli. Negli animali le fibre si trovano invece nella carne, nella pelle, nei muscoli e nel pelo. Tutte queste fibre sono estremamente sottili (la loro lunghezza è infatti circa duemila volte il loro spessore) e sono costituite da una lunga catena di molecole grosso modo parallele l’una all’altra. Le fibre vegetali, come il cotone e il lino, sono di cellulosa, che è un composto di carbonio, idrogeno e ossigeno; le fibre animali, come la lana e la seta, sono costituite da vari tipi di proteine, composti di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e talvolta anche zolfo (nella lana).

Per soddisfare le esigenze degli attuali metodi di manifattura e dei macchinari moderni, le fibre devono essere forti, resistenti, flessibili, lucenti e di dimensioni pressoché uniformi. Dovrebbero essere lunghe almeno mm 12 (meglio ancora mm 35 o piú) e spesse appena qualche centimillimetro. Inoltre dovrebbero essere ruvide o grinzose, in modo da intrecciarsi saldamente quando vengono attorcigliate per formare un filato, cosí da aumentare la resistenza delle fibre ed evitare che scorrano l’una sull’altra se sottoposte a tensione.

Soltanto alcune delle fibre naturali sono provviste di tutti o della maggior parte di questi requisiti; tra queste sono il cotone, particolarmente forte e resistente, la lana, calda e ingualcibile, la seta, morbida e lucente, e il lino, crespo e lucido. Le fibre corticali, che eomprem dono iuta, canapa, sisal e ramia sono forti e resistenti, ma troppo rozze per farne vestiti: si usano soprattutto per corde, spaghi, sacchi e stuoie.

Dal momento che le possibilità delle fibre naturali sono limitate, l’industria tessile sfrutta in pieno le fibre artificiali che sono state prodotte negli ultimi 75 anni. Tra il 1890 e il 1920 i chimici hanno scoperto come ricavare numerose varietà di fibre dalla polpa del cotone e del legno. Quelle che hanno avuto pili successo sono state il rayon di viscosa e il rayon all’acetato di cellulosa, che tuttora si fabbricano su vasta scala. In un primo tempo le fibre di rayon furono chiamate seta artificiale per la loro serica morbidezza e per la loro grande lucentezza.

Come tutte le fibre naturali, il rayon assorbe acqua e s’inspessisce quando viene lavato, ma c’è una Bifforema: le fibre naturali rimangono forti quando si bagnano e si gonfiano, il cotone anzi diventa più forte; il rayon, invece, quando assorbe una quantità di acqua pari al suo peso, perde circa un terzo della sua resistenza. Questo indebolimento è solo temporaneo, perché una volta asciutto il rayon riacquista tutte le sue proprietà originarie. È evidente, tuttavia, che la qualità di una fibra è migliore se essa non perde la sua forza quando viene lavata.

La scoperta del nylon da parte di Carothers fu particolarmente importante perché il nylon, che è la prima delle cosiddette fibre sintetiche, è almeno due volte piú forte del cotone, assorbe una minima quantità di acqua e mantiene intatta la sua forma anche quando è bagnato. Il successo del nylon portò alla scoperta di altre fibre sintetiche con proprietà analoghe.

Nessuna fibra presenta tutti i vantaggi o tutti gli svantaggi di cui abbiamo parlato. Le fibre naturali e le prime fibre di rayon resistono al calore e a quei solventi organici che si usano a volte nella pulitura a secco. D’altra parte esse vengono attaccate dalle tarme e dai batteri. Le nuove fibre sintetiche, invece, non vengono attaccate da insetti e batteri, ma si rovinano se stirate con ferro molto caldo.

Poiché il rayon e le fibre naturali assorbono rapidamente acqua sono particolarmente indicate per capi di vestiario che piú facilmente vengono in contatto col sudore. Per la stessa ragione si possono tingere e apprettare con sostanze solubili nell’acqua. Invece i tessuti di fibre sintetiche respingono l’acqua e si devono pertanto tingere e apprettare mediante processi piú complessi e costosi. Anche per essere filate e tessute le fibre sintetiche richiedono particolari procedimenti.

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